Giorno 66/2: Berlino Subsonica
Giorno 66/2: Berlino Subsonica

Giorno 66/2: Berlino Subsonica

Essendo nato e cresciuto a Torino, credo sia normale che io sia abituato a vedere dei concerti dei Subsonica.

Ero presente ai primi live quando, oltre a loro sul palco, c’erano altre 20-30 persone a guardarli, quasi sempre nello storico locale dei Murazzi, Giancarlo e, ancora oggi, con platee di migliaia di persone.

I Subsonica e Giancarlo hanno contribuito a rendere Torino la città che è oggi, cioè attiva e viva culturalmente. Giancarlo è stato uno dei primi locali aperti fino a notte fonda, mentre nella Torino degli anni ‘90 difficilmente si usciva la sera. Oggi, è diventata una delle città con la “movida” serale più sviluppata e frenetica.

Il caso ha voluto che io sia presente al loro concerto qui a Berlino, che abbia vinto due biglietti (perdonatemi questo momento di lode e gloria personale, ma non avevo mai vinto niente prima di oggi!) e che un mio amico, nei giorni passati, mi abbia regalato e spedito un libro che si intitola ElettricaVitA, scritto da Samuel Romano (il cantante dei Subsonica – Nds) e dal giornalista Mauro Garofalo (Mondadori Editore).

I Subsonica hanno suonato in un locale storico di Berlino, il SO36, dalla storia travagliata. Purtroppo a Berlino, sono molto fiscali ed è proibito fotografare all’interno senza un permesso del locale, quindi niente fotografie. Ma vi consiglio, se passate da qui, di farci una serata. Molto probabilmente ci sarà un concerto e, se siete fortunati, magari Subsonica o Vinicio Capossela (in concerto il 10 maggio prossimo).

Tutto inizia quando, partecipando ad un concorso indetto da Neu! in Berlin, vinco due biglietti per il concerto.

Con la mia dolce metà, ci avviamo al concerto, arrivando con largo anticipo e decidendo quindi di attendere in un bar lì vicino, l’apertura del locale.

Entriamo in questo bar e, mentre sorseggio il mio bicchiere, mi accorgo che l’atmosfera è abbastanza particolare: luci soffuse, musica d’autore (Frank Sinatra, Marlene Dietrich, …) e coppie di ragazzi in atteggiamenti abbastanza dolci. Mi guardo attorno e scorgo sulla porta d’ingresso la tipica bandiera arcobaleno, simbolo dell’omosessualità.

Si, era un locale omosessuale, ma questo, a Berlino, non è raro e comunque non ci vedo niente di male. Anzi, era un locale veramente bello e la musica si meritava un 10+. Poi, le coppie presenti, erano dolcissime, una dolcezza difficilmente riscontrabile in tante coppie eterosessuali. Ma questo è un altro discorso.

Ci avviamo al concerto, dove la fila era tipica di gente italiana (ho già parlato di questo qui). Abbiamo dovuto passare il tempo a tradurre alla gente quello che il buttafuori diceva in tedesco e che nessuno capiva. Il bello è che non c’erano solo gli italiani che vivevano da tempo a Berlino, ma anche turisti che avevano organizzato la loro vacanza in base al concerto dei Subsonica (un mio amico presente è testimone di un gruppo che arrivava da Messina).

Entriamo, mi avvicino alla cassa e dico una frase che non ho mai detto in vita mia, ma che ho sempre sognato di dire: “Ci sono due biglietti a mio nome!” (Ich habe zwei tickets für mich!). Ho coronato il primo sogno della mia vita. Per il secondo c’è ancora tempo.

Ci avviamo nel locale, un grosso magazzino, con delle enormi palle bianche appese al soffitto. Il palco è molto piccolo e mi ricorda davvero i primi concerti dei Subsonica, o le apparizioni saltuarie di Samuel sui palchi di Barrumba, Lapsus, Hiroshima o Spazio 211. Ma non c’è ancora posto per la nostalgia.

Inizia il concerto. Samuel indossa una camicia attillata a quadri rossi e un cappello tipico dei gruppi rock, mentre gli altri quattro subsonici sono vestiti del tipico nero. Anche questo è un salto nel passato.

“Come se, ogni giorno”, inizia il concerto, cantando una canzone molto forte, dedicata a Silvia Baraldini, ma che quasi nessuno sa.

Seguono Veleno e Aurora sogna e il mio pensiero vola a quante volte ho cantato questa canzone con un amico (tu sai che sei tu). Ma la malinconia non arriva ancora.

Via via scorrono tutte le loro canzoni migliori, Colpo di pistola, Istantanee, Discolabirinto, Nuvole rapide, Radioestensioni, Liberi tutti, Nuova Ossessione, Up patriots to arm, Onde quadre, Depre, Benzina Ogoshi. Ad un certo punto, Boosta, decide di lanciarsi con un: “Auch hier in Berlin… BASTARDI” (Anche qui a Berlino…) e Samuel dedica una canzone alla loro città, alla nostra città, Istrice.

Lampioni e portici/è andata così/piccola istrice /dagli occhi bui

Tra il fiume e i portici/già buio alle sei/cuore selvatico/quanti anni hai/”non dirmi amore mai/ma incantami, dai/è così facile”/e non lo è stato mai

Nella città che ha il cuore di un istrice/ti cercherò in un traffico di anime qui…

Chi ci ricorderà/chi ti farà ridere/per chi ti smarrirai/chi userà lo sguardo tuo/chi lo fa al posto mio/io dove sarò?

Sentendo queste parole, la nostalgia è arrivata. Ho ripensato alla mia città, ai miei portici, alle persone che ci vivono. Ma era una dolce malinconia, che mi ha cullato per il tempo della canzone e poi è passata.

Mentre ballavo, ho urtato un ragazzo con la birra ma, a differenza di ciò che succedeva spesso in Italia, non c’è stato nessun “C***o fai?” “Vuoi botte?”, ma un semplice scambio di sguardi di scusa, un sorriso e una pacca sulla spalla. Ecco perché amo Berlino. O, almeno, uno dei motivi.

Con Tutti i miei sbagli, finisce il concerto e anche il mio racconto. Spero di avervi trasmesso gli stessi brividi che ho provato io.

Mentre tornavo in metro, dentro di me, continuavo a canticchiare quelle canzoni così familiari, abbracciato alla ragazza che amo e con una coppia di amici, conosciuti qui a Berlino. A volte basta così poco per sentirsi a casa. E felici.

 

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